Il rapporto tra banca e cultura ha origini antiche e rappresenta una delle componenti costitutive del Paese. Le modalità attraverso le quali si è storicamente svolto questo rapporto si riallacciano alla tradizione del mecenatismo rinascimentale, quando in Italia molte importanti famiglie principesche erano anche famiglie di banchieri. Tale modus operandi è poi continuato, sviluppandosi e rinnovandosi: al mecenatismo si sono così affiancate altre modalità di intervento, quali la sponsorizzazione e la gestione diretta di interventi culturali.

In questo contesto, l’editoria bancaria è un fenomeno con caratteristiche peculiari. Nata nella seconda metà dell’Ottocento per celebrare la fondazione degli istituti di credito, questa peculiare forma di editoria si è ampliata progressivamente nel corso degli anni, con particolare attenzione per l’arte e il territorio. Optando spesso per opere che nessun editore avrebbe potuto pubblicare secondo parametri solamente “di mercato”.  Oggi offre un affresco peculiare ed unico della storia culturale e civile dell’Italia.

Umberto Eco ha definito l’editoria bancaria “un fenomeno unico al mondo”, comprensibile solo in un paese in cui i banchieri erano stati i Medici e in anni più recenti i Mattioli. In quell’occasione ha anche sottolineato la particolarità dei suoi processi di distribuzione presso studiosi e clienti delle banche, chiedendosi in che modo rendere disponibile ad un pubblico ampio qualcosa che appare come un dono per pochi eletti. La risposta a tale interrogativo è la nuova Biblioteca dell’ABI e delle banche italiane, che nasce proprio per rendere accessibile a tutti i tesori dell’editoria bancaria.